La scrittura della mano sinistra

La scrittura della mano sinistra

Capita spesso, più frequentemente ai giorni nostri, di notare un bambino che usa la mano sinistra non solo per scrivere, ma per raccogliere i giochi, per salutare, per aprire una porta, e con stupore e meraviglia di noi destri, mangiare la minestra in brodo con un’abilità da equilibrista.

Certo, fino a qualche decennio fa, i mancini erano contrastati con tutti i mezzi, leciti o meno, affinché non usassero una mano ritenuta “del diavolo” o di cattivo presagio, nonché storpia o ladra. Il neuropediatra Stéphane Thieffry, nel suo libro Le main de l’homme, afferma che il mancinismo non è una malattia, ma un carattere biologico, una delle normali possibilità di instaurazione della dominanza di un emisfero cerebrale sull’altro.

Ciò non toglie che per il bambino mancino scrivere rappresenta uno sforzo maggiore rispetto a chi usa la mano destra. La mano sinistra nella scrittura deve compiere un cammino tortuoso e pieno di ostacoli, che non corrisponde in primo luogo alla direzione della scrittura, che procede da sinistra a destra.

Se nei bambini che scrivono normalmente con la mano destra il movimento scrittorio è progressivo, e favorisce l’allontanamento del braccio dal corpo, rendendo agevole il movimento, nel bambino mancino il movimento avviene con l’avvicinamento del braccio che urta il corpo, frenando la progressione. Partendo da sinistra, il mancino copre con la mano ciò che sta scrivendo, con conseguente difficoltà a livello di chiarezza e di ortografia, perché manca la visione d’insieme. E’ bene tener conto delle difficoltà del bambino che scrive con la mano sinistra, in una cultura di destrimani, in cui egli è costretto ad elaborare e a fare suoi gesti che non sono fatti per la sua mano, e ciò può avere ripercussioni sul rendimento scolastico, à.

Molto di questi bambini e ragazzi riescono a superare le difficoltà, e a valorizzare sé e la mano considerata maldestra. Spetta agli educatori, ai genitori, agli insegnanti, evidenziare le difficoltà non superate – non certo con frasi tipo: “scrivi come una gallina!” che non servono altro che a svalutare ulteriormente il bambino già in difficoltà -, e promuovere azioni che possano approfondire il problema e giungere ad una soluzione, anche con l’aiuto di uno specialista.

A questo proposito esiste una tecnica di rieducazione della scrittura che può essere di supporto non solo in casi gravi o conclamati, ma anche quando i piccoli problemi, specialmente durante il periodo della scuola elementare, si affacciano e vengono tante volte trascurati, sperando che passino da soli.

Marta Crociati – Consulente grafologo – [email protected]

Chi desidera sottoporre la propria scrittura al grafologo, può portare un proprio scritto (almeno due o tre pagine) alla redazione e firmare una liberatoria per la legge sulla privacy. In un prossimo numero del giornale risponderò delineando in modo sintetico un profilo che evidenzi caratteristiche e peculiarità dei soggetti richiedenti

Marta Crociati

http://www.chiamamicitta.com/n401/grafo.htm

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